Programma della Settimana Santa
13-Apr | Domenica delle Palme | Ore 09:00 | Piazza Caduti, ben. Ulivi – Processione |
14-Apr | Lunedì Santo | Ore 16:00 | Consegna tuniche della 1° Comunione |
15-Apr | Martedì Santo | Ore 21:00 | Celebrazione Penitenziale per adulti |
17-Apr | Giovedì Santo | Ore 16:00 | Celebrazione per ragazzi |
Ore 21:00 | Celebr. Della Cena del Signore | ||
19-Apr | Venerdì Santo | Ore 15:00 | Via Crucis per ragazzi |
Ore 21:00 | Liturgia della Passione + Adorazione | ||
19-Apr | Sabato Santo | Ore 23:00 | Veglia solenne di Pasqua, Battesimi |
20-Apr | Domenica di Pasqua | SS Messe Orario domenicale | |
21-Apr | Lunedì dell'Angelo | SS Messe: 08:30, 11:00, 19:00 |
Risuscitati perché amati
Gesù è faccia a faccia con l'amicizia e con la morte, con l'amore e il dolore, le due forze che reggono ogni cuore; lo vediamo coinvolto fino a fremere, piangere, commuoversi, gridare come in nessun'altra pagina del Vangelo.
Di Lazzaro sappiamo solo che era fratello di Marta e Maria e che Gesù era suo amico: perché amico è un nome di Dio. Per lui l'Amico pronuncia due tra le parole più importanti del Vangelo: «Io sono la risurrezione e la vita». Non: io sarò la vita, in un domani lontano e scolorito, ma qui, adesso, al presente: io sono. Notiamo la disposizione delle due parole: prima viene la Risurrezione e poi la Vita. Noi siamo già risorti nel Signore; risorti da tutte le vite spente e immobili, risorti dal non senso e dal disamore, che sono la malattia mortale dell'uomo. Prima viene questa liberazione, e da qui una vita capace di superare la morte. Risuscitati perché amati: il vero nemico della morte non è la vita, ma l'amore, «forte come la morte è l'amore, tenace come il regno dei morti» (Cantico 8,6). Noi tutti risorgiamo perché Qualcuno ci ama, come accade a Lazzaro riconsegnato alla vita dall'amore fino alle lacrime di Gesù.
Io invidio Lazzaro, e non perché esce dalla grotta di morte, ma perché è circondato da una folla di persone che gli vogliono bene. La sua fortuna è l'amicizia, la sua santità è l'assedio dell'amore. Lazzaro, vieni fuori! e Lazzaro esce avvolto in bende come un neonato. Morirà una seconda volta, è vero, ma ormai gli si spalanca davanti un'altissima speranza: Qualcuno è più forte della morte. Liberatelo e lasciatelo andare! Parole che ripete anche a ciascuno di noi: vieni fuori dal tuo piccolo angolo; liberati come si liberano le vele, come si sciolgono i nodi della paura. Liberati da ciò che ti impedisce di camminare in questo giardino che sa di primavera. E poi: lasciatelo andare: dategli una strada, orizzonti, persone da incontrare e una stella polare per un viaggio che conduca più in là. Gesù mette in fila i tre imperativi di ogni ripartenza: esci, liberati e vai! Quante volte sono morto, quante volte mi sono addormentato, mi sono chiuso in me: era finito l'olio nella lampada, era finita la voglia di amare e di vivere. In qualche grotta oscura dell'anima una voce diceva: non mi interessa più niente, né Dio, né amori, né altro; non vale la pena vivere. E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so da dove, non so perché. Una pietra si è smossa, è filtrato un raggio di sole, un grido di amico ha spezzato il silenzio, delle lacrime hanno bagnato le mie bende. E ciò è accaduto per segrete, misteriose, sconvolgenti ragioni d'amore: era Dio in me, amore più forte della morte.
Padre Ermes Ronchi
Solidarietà e Provvidenza, sorelle gemelle
Questa domenica, oramai alle soglie del cammino di Quaresima, il Discorso della Montagna di Matteo cambia decisamente registro. Dallo stile assertivo, quasi dogmatico, con cui il Signore proclamava la Legge della Nuova Alleanza, in contrapposizione e a superamento della Legge dell'Antico Testamento, si passa ad uno stile esortativo, più confidenziale, forse anche meno acceso; uno stile che cerca di aiutarci a ritrovare speranza di fronte a situazioni che di speranza ne hanno ben poca, soprattutto in un periodo di crisi come quello che da ormai troppo tempo stiamo vivendo. La prima catechesi evangelica di quest'anno si conclude qui, con questo suggestivo e dolcissimo elogio della Provvidenza Divina. Un elogio nel quale la Provvidenza, vera protagonista del brano, non viene mai esplicitamente citata. Ritorna invece, per ben sei volte, il verbo "preoccuparsi", quasi sempre in forma imperativa negativa: "Non preoccupatevi", che traduce un verbo greco ancor più forte, "Non angosciatevi".
La Provvidenza è l'atteggiamento di chi "non si angoscia": per il cibo, per le bevande, per il vestito, per il domani, in definitiva, per la stessa vita. Perché angosciarsi? Perché preoccuparsi fino ad essere turbati al pensiero di cosa mangeremo o di come ci vestiremo o di come vivremo domani? Il Signore dice: "A ciascun giorno basta la sua pena", per cui il pensiero per ciò che dobbiamo fare non deve oltrepassare la mezzanotte di ogni giorno… Facile a dirsi…facile e anche inutile, spesso. Lo penso a partire da me stesso, che mentre metto per scritto questi miseri balbettii intorno alla Parola, osservo inesorabile l'orologio digitale a cristalli rossi della mia vecchia radiosveglia che segna "00:16", e mi farà ancora compagnia…
È tutto vero quello che dice il Signore nel Vangelo, ma purtroppo oggi rischia davvero di rivelarsi inutile: inutile chiederci di non pensare al domani, e di riuscire a dormire sonni tranquilli prima della mezzanotte. Inutile dire: "Non preoccupatevi di cosa mangerete, o cosa berrete o cosa indosserete" a gente che ha perso il posto di lavoro, ha una famiglia sulle spalle, le rate di un mutuo da estinguere (pena lo sfratto dalla casa), figli da mandare a scuola vestiti dignitosamente (anche solo per evitare di essere discriminati dai compagni), o che ha essa stessa la necessità di vestirsi ogni giorno come si deve in una società che purtroppo guarda all'immagine come alla sostanza, pena l'esclusione sociale. Molte volte, è vero, ci facciamo delle fisime mentali perfettamente inutili su questi temi; altrettanto spesso, però, questi pensieri non sono fisime, sono la cruda realtà della vita di ogni giorno, e un Vangelo come quello di oggi (per fortuna, solo all'apparenza) invece di infonderci speranza sembra quasi voler farci sentire in colpa per le volte in cui ragioniamo così.
La domanda di fondo, forse, è una sola: si può ancora vivere di Provvidenza? Si può ancora dire "Dio provvederà a te", in una società in cui Dio non trova posta e nella quale per Dio non si ha tempo? Quando Isaia scrive il brano della prima lettura di oggi riteneva "assurda" una società in cui una madre abbandonava e si dimenticava del proprio figlio: e come, allora, si può ancora sperare nel Dio della Provvidenza, in una società come la nostra in Italia che fa spot pubblicitari contro l'abbandono dei cani, e che contemporaneamente assiste all'abbandono annuale di 3.000 bambini, di cui 400 (più di uno al giorno) in ospedale, il giorno stesso della nascita? È normale, allora, che si senta gente per la strada dire le frasi che Isaia deplora: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato"! Chi può credere più alla Provvidenza, in un mondo in cui, se non pensi al domani, ti ritrovi in un batter d'occhio in rovina, vista la velocità con cui passiamo – senza accorgercene – dall'oggi al domani, da un oggi "da formica laboriosa" a un domani "da cicala canterina e ballerina", per dirla con la favola di Esopo? E a volte, nonostante si lavori tutti quanti come formiche laboriose…per cosa, poi? "Per allungare anche di poco la propria vita"?
Eccola qui, a metà del vangelo di oggi, al versetto 27, la molla che fa scattare la riflessione sul concetto di Provvidenza: che tu faccia o non faccia, che programmi o no il tuo futuro, che tu pensi o no…quanti secondi puoi aggiungere alla tua vita? "Che profitto trae l'uomo da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo cuore, da tutto ciò che gli è costato tanta fatica sotto il sole", per dirla con Qoèlet, quattro secoli prima di Cristo?
Per ripigliare un po' di speranza, cos'è, allora, la Provvidenza, in quest'ottica di precarietà della vita, una vita che non dipende certo dalle nostre capacità organizzative, ma solo da un disegno di Dio più grande di noi? Probabilmente, si tratta di quell'unica esortazione al positivo che Gesù fa nel Vangelo di oggi: "Cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta".
La giustizia del Regno di cui spesso ci parla il Vangelo è sempre basata sulla carità e sulle relazioni umane: relazioni più giuste, più sincere, più solidali, meno individualiste e meno formali, valgono molto di più – dice il Signore nella parte finale del Discorso della Montagna – di una giustizia basata su un'osservanza della Legge così stretta che impedisce ogni margine di libertà e di solidarietà. La solidarietà: è questa la giustizia del Regno che ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno, e ce lo darà "in aggiunta", gratuitamente, in abbondanza e senza nostri meriti.
La Provvidenza di cui ci parla il Vangelo, allora, non è smettere di pensare al nostro futuro, bensì smettere di angosciarci per cose che – pur importanti – non valgono quanto la fraternità e la solidarietà tra gli uomini; le quali, peraltro, sapranno sempre donarci ciò di cui abbiamo bisogno. Le generazioni anteriori alle nostre hanno superato momenti ben più critici dei nostri (la guerra, su tutti) con atteggiamenti di solidarietà e di reciproco aiuto. Ricuperiamo quello spirito, e mandiamo al diavolo una società dove si ammazza un uomo a bottigliate in testa per una mancata precedenza automobilistica sulle strisce pedonali; una società che confonde il mangiare e il bere con l'ubriacarsi, il vestire dignitosamente con un corpo tappezzato di griffe, la vita stessa con una finzione, o più modernamente, con una fiction.
Una società che produce questi frutti è una società malata di individualismo e di indifferenza. Mercoledì inizia di nuovo la Quaresima: se ci crediamo ancora, è l'ennesima occasione per cambiare registro.
Don Alberto Brignoli
Siate perfetti: chiamati ad amare come Dio
Siate perfetti come il Padre (Mt 5,48), siate santi perché io, il Signore, sono santo (Lev19,2). Santità, perfezione, parole che ci paiono lontane, per gente che fa un'altra vita, dedita alla preghiera e alla contemplazione. E invece quale concretezza nella Bibbia: non coverai nel tuo cuore odio verso tuo fratello, non serberai rancore, amerai il prossimo tuo come te stesso (Lev 19,17-18).
La concretezza della santità: niente di astratto, lontano, separato, ma il quotidiano, santità terrestre che profuma di casa, di pane, di gesti. E di cuore.
Siate perfetti come il Padre. Ma nessuno potrà mai esserlo, è come se Gesù ci domandasse l'impossibile. Ma non dice «quanto Dio» bensì «come Dio», con quel suo stile unico, che Gesù traduce in queste parole: siate come Lui che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi.
Mi piace tanto questo Dio solare, luminoso, positivo, questo suo far sorgere il sole su buoni e cattivi.
Così farò anch'io, farò sorgere un po' di sole, un po' di speranza, un po' di luce, a chi ha solo il buio davanti a sé; trasmetterò il calore della tenerezza, l'energia della solidarietà. Testimone che la giustizia è possibile, che si può credere nel sole anche quando non splende, nell'amore anche quando non si sente. C'è un augurio che rivolgo ad ogni bambino che battezzo, quando il papà accende la candela al cero pasquale: che tu possa sempre incontrare, nei giorni spenti, chi sappia in te risvegliare l'aurora. Quante volte ho visto sorgere il sole dentro gli occhi di una persona: bastava un ascolto fatto col cuore, un aiuto concreto, un abbraccio vero!
Amate i vostri nemici. Fate sorgere il sole nel loro cielo; che non sorgano freddezza, condanna, rifiuto, paura. Potete farlo anche se sembra impossibile. Voi potete non voi dovete. Perché non si ama per decreto. Io ve ne darò la capacità se lo desiderate, se lo chiedete.
Allora capisco e provo entusiasmo. Io posso (potrò) amare come Dio! E sento che amando realizzo me stesso, che dare agli altri non toglie a me, che nel dono c'è un grande profitto, che rende la mia vita piena, ricca, bella, felice. Dare agli altri non è in contrasto col mio desiderio di felicità, amore del prossimo e amore di sé non stanno su due binari che non si incontrano mai, ma coincidono. Dio regala gioia a chi produce amore.
Cosa significano allora gli imperativi: amate, pregate, porgete, prestate. Sono porte spalancate verso delle possibilità, sono la trasmissione da Dio all'uomo di una forza divina, quella che guida il sole e la pioggia sui campi di tutti, di chi è buono e di chi no, la forza solare di chi fa come fa il Padre, che ama per primo, ama in perdita, ama senza aspettarsi contraccambio alcuno.
P. Ermes Ronchi
Concerto di Santo Stefano – 2013 “Una Voce per gli Amici del Cielo”
In uno speciale auditorium, la nostra Chiesa S. Anna, erompe con potenza il “Gloria in excelsis Deo” intonato da schiere di cantori, in un concerto intergenerazionale.
È il 26 dicembre, festa liturgica del protomartire S. Stefano: come da tradizione, iniziata dall’indimenticabile M.o Gabriele De Julis in ricordo del giovanissimo nipote Stefano, un concerto di Natale ci allieta in questo giorno.
Ma, oggi, l’evento ha una connotazione e un coinvolgimento più emozionanti: ben tre cori proporranno i loro canti formando all’unisono una “Voce” dedicata agli Amici del Cielo, le tante persone care che in questi anni ci hanno lasciato, ma che noi sentiamo vicine nel ricordo e nella fede, avvolgendoci tutti insieme la luce del Natale.
Lo annunciano, con voce commossa, la Direttrice dei tre cori, la straordinaria Roberta Cappuccilli e l’accogliente Parroco, Padre Valeriano Montini. La tensione emotiva è speculare: il numeroso pubblico condivide, plaude all’iniziativa e si appresta con grande interesse ad ascoltare il primo coro della Scuola musicale “Note a colori”, che potremmo definire “Coro della tenerezza” essendo dedicato a Gianna Cappuccilli, nostra preziosa Amica del Cielo, sempre presente nei nostri cuori. […]
Continua la lettura: Concerto di Santo Stefano
Buon Anno
La gioia è contagiosa. Possiamo irradiare la gioia, non perché la vita è facile ma perché sappiamo riconoscere la presenza di Dio in mezzo alla sofferenza umana, nella nostra e in quella degli altri. Dobbiamo imparare a cogliere i bagliori del sole che risplende dietro le nuvole.
Si, so che c’è un sole, anche se il cielo è ricoperto di nubi. Spesso ci fermiamo a parlare delle nuvole e dimentichiamo il sole. Un giorno ho compreso che era il sole che mi permetteva di vedere le nuvole.
La gioia e il sorriso sono doni che vengono dal vivere alla presenza di Dio, confidando che non val la pena di stare in ansia per il domani.
Qui in Africa si sperimenta come i ricchi hanno molto denaro, i poveri molto tempo. E quando si ha molto tempo si festeggia la VITA.
Buon anno, che tutti noi possiamo parlare del Sole, (Dio), mentre camminiamo sotto un cielo nuvoloso, per essere nel mondo messaggeri di speranza.
Venerdì ritorno in Italia per un giro di solidarietà. Spero di incontrarti.
La pace del Signore sia con te.
P. Gian Paolo
Buon Natale
Quest’anno è certamente per me un Natale diverso.
Penso a un Gesù bambino moretto, che non ha freddo ma che suda.
Penso a Gesù che nasce in una baracca senza pavimento, senza corrente, senza acqua, adagiato tra la polvere, come i bambini del nostro bairo.
Mi tornano in mente le parole di una canzone che si cantava nelle nostre chiese:
Se un uomo soffre … là ci sei TU
Se un uomo muore … là ci sei TU
Mi chiama a “spogliare” questa festa per scoprirne l’essenza.
Dio si mischia con la nostra umanità per condividere con noi la nostra vita.
Dio si fa Uomo per donarci la vita da figli di Dio.
Dio viene sulla terra per insegnarci il cammino verso il cielo.
Dio si fa prossimo nel nostro quotidiano.
Dio si fa compagno di strada soprattutto per chi è povero, solo, in difficoltà.
Dio chiede il nostro aiuto, vuole stare con noi attraverso di noi.
che possiamo sperimentare la SUA presenza condividendo un po’ dell’ Amore che LUI ci dona.
P. Gian Paolo
La libertà di pensiero non è omofobia
Ti scrivo per invitarti a firmare e diffondere tra i tuoi contatti la seguente petizione di CitizenGO, riguardante il documento "Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT", a cura del Dipartimento delle Pari Opportunità,
http://www.citizengo.org/it/
Il testo dichiara di voler contribuire all'abolizione degli stereotipi e dei discorsi pregiudizievoli nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali). Alcune delle indicazioni fornite sono sacrosante (e così ovvie da essere quasi inutili): le persone LGBT non devono essere insultate, descritte in modo stereotipato, offese o discriminate in quanto tali. Purtroppo, il documento va ben oltre, fino a rappresentare un vero e proprio testo propagandistico dell'ideologia gender e dei cosiddetti "diritti delle persone LGBT". Di seguito alcuni esempi:
- Matrimonio e famiglia: il documento diffida dal parlare di "famiglia tradizionale" (quella composta da un uomo e una donna) e di "matrimonio gay", affermando che le unioni tra persone dello stesso sesso non vadano differenziate dai matrimoni tra uomo e donna e che le "famiglie omogenitoriali" non debbano essere linguisticamente distinte dalle altre. Questo punto è evidentemente lesivo della libertà di opinione di tutti coloro che credono che il matrimonio sia riservato alle unioni tra uomo e donna e che solo questa istituzione possa fondare una famiglia autentica.
- Politica e diritti: da un lato il documento sconsiglia di legare le tematiche LGBT all'intervento di specialisti (come psicologi e psicanalisti) per non "depoliticizzare le questioni inerenti i diritti LGBT", ma dall'altro lato a sua volta neutralizza il dibattito su tali questioni (matrimonio tra persone dello stesso sesso, adozione e così via), dando per scontati provvedimenti e dispositivi legislativi attualmente inesistenti e bollando tutto il resto come pregiudiziale e discriminatorio.
- Dibattiti: si afferma che "non è affatto ovvio" proporre contraddittori sui diritti delle persone LGBT. Ancora una volta, si scambiano i diritti individuali (sacrosanti per tutti gli individui, senza distinzione alcuna) con le discussioni sull'istituto della famiglia e del matrimonio, che non hanno nulla a che fare con i diritti delle persone e che devono essere oggetto di dibattito democratico.
- Discorsi d'odio: si afferma di voler combattere i discorsi di incitamento all'odio (obiettivo ovviamente encomiabile), ma di fatto si finisce col considerare tale tutto ciò che non si dichiara favorevole all'estensione del matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso.
- Neutralità: il documento si avvale dell'autorità e della neutralità dovute al suo carattere istituzionale, ma di fatto esprime opinioni politiche e ideologiche tutt'altro che asettiche, e di conseguenza orienta imass media e l'opinione pubblica che ne fruisce, sia in modo diretto (ad esempio, dichiarandosi nemmeno troppo velatamente a favore dell'introduzione del cosiddetto "matrimonio gay") sia indirettamente (come quando si consiglia di non utilizzare l'espressione "utero in affitto" e di sostituirla con "gestazione di sostegno", come se una diversa espressione linguistica potesse far scomparire le enormi problematiche etiche e giuridiche legate a questa prassi).
In generale, il documento confonde continuamente il rispetto per le persone LGBT (che è assolutamente doveroso, così come il rispetto per tutte le persone, senza distinzioni in base all'orientamento sessuale) con le rivendicazioni di modifiche a istituti della società (come matrimonio e famiglia) che non c'entrano nulla nè con i diritti individuali nè con il rispetto dovuto a ogni essere umano.
Affermare che il matrimonio è l'unione di un uomo e una donna e che così dovrebbe essere per legge odichiarare che un bambino deve essere cresciuto da un padre e una madre (e affermare queste cose senza violenza o insulti) non vuol dire mancare di rispetto a nessuno, ma semplicemente significa esprimere un'opinione politica. Non si capisce perché il Dipartimento delle Pari Opportunità debba vietare a un giornalista di esprimersi su queste tematiche, perché il dibattito democratico debba essere sospeso in nome del politically correct, perché le decisioni su questi temi debbano esser prese a priori rispetto al Parlamento e all'opinione pubblica, perché chi non è in linea con queste convinzioni politiche debba essere tacciato di omofobia e intolleranza.
Per tutte queste ragioni, ti chiedo di sottoscrivere e diffondere questa petizione di CitizenGO, cliccando sul link seguente:
http://www.citizengo.org/it/
Per ogni firma, il presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino riceverà una e-mail che gli chiede di non adottare queste linee guida liberticide all'interno del codice deontologico della professione giornalistica.
Grazie del tuo impegno in difesa della libertà di opinione di chi crede nel valore della famiglia.
Matteo Cattaneo e il team di CitizenGO
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