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Lotteria Sant’Anna 2014 – Biglietti vincenti

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Programma festa Sant’Anna 2014

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Il nostro respiro, un soffio nel vento di Dio

gesu con apostoliSe mi amate osserverete i miei co­mandamenti. Tutto comincia con una parola carica di delicatezza e di rispetto: se mi amate… "Se": un punto di partenza così umile, così libero, così fidu­cioso. Non si tratta di una ingiunzione ( do­vete osservare) ma di una constatazione: se amate, entrerete in un mondo nuovo.
Lo sappiamo per esperienza: se ami si ac­cende un sole, le azioni si caricano di for­za e di calore, di intensità e di gioia. Fiori­sce la vita come un fiore spontaneo.
Osserverete i comandamenti "miei", dice. E miei non tanto perché prescritti da me, ma perché riassumono me e tutta la mia vita. Se mi amate, vivrete come me! Se ami Cristo, lui ti abita i pensieri, le azioni, le pa­role e li cambia. E tu cominci a prendere quel suo sapore di libertà, di pace, di perdono, di tavole im­bandite e di piccoli abbracciati, di relazio­ni buone, la bellezza del suo vivere. Co­minci a vivere la sua vita buona, bella e beata. Ama e fa quello che vuoi (sant'Ago­stino). Se ami, non potrai ferire, tradire, derubare, violare, deridere. Se ami, non potrai che soccorrere, accogliere, benedi­re. E questo per una legge interiore ben più esigente di qualsiasi legge esterna. A­ma e poi va' dove ti porta il cuore.
In una specie di commovente, suadente monotonia Gesù per sette volte nel bra­no ripete: voi in me, io in voi, sarò con voi, verrò da voi.
Attraverso una parola di due sole lettere "in" racconta il suo sogno di comunione.
Io nel Padre, voi in me, io in voi: dentro, immersi, uniti, intimi. Gesù che cerca spa­zi, spazi nel cuore. Io sono tralcio unito al­la madre vite, goccia nella sorgente, raggio nel sole, scintilla nel grande braciere del­la vita, respiro nel suo vento.
Non vi lascerò orfani. Non lo siete ora e non lo sarete mai: mai orfani, mai ab­bandonati, mai separati. La presenza di Cristo non è da conquistare, non è da rag­giungere, non è lontana. È già data, è den­tro, è indissolubile, fontana che non verrà mai meno.
Molti intendono la fede come tensione verso un oggetto di desiderio mai rag­giunto o come ricordo di un tempo dell'o­ro perduto. Ma Gesù ribalta questo atteg­giamento: fonda la nostra fede su un pie­no non su un vuoto; sul presente, non sul passato; sull'amore per un vivo e non sul­la nostalgia.
Noi siamo già in Dio, come un bimbo nel grembo di sua madre. E se non può ve­derla, ha però mille segni della sua pre­senza, che lo avvolge, la scalda, lo nutre, lo culla.
E infine l'obiettivo di Gesù: Io vivo e voi vi­vrete: far vivere è la vocazione di Dio, la mania di Gesù, il suo lavoro è quello di es­sere nella vita datore di vita. È molto bel­lo sapere che la prova ultima della bontà della fede sta nella sua capacità di tra­smettere e custodire umanità, vita, pie­nezza di vita. E poi, di farci sconfinare in Dio.

P. Ermes Ronchi

Non sia turbato il vostro cuore …

via-verita-e-vita

Non sia turbato il vostro cuore, ab­biate fiducia. L’invito del Maestro ad assumere questi due atteggia­menti vitali a fondamento del nostro rap­porto di fede: un «no» gridato alla paura e un «sì» consegnato alla fiducia. Due atteg­giamenti del cuore che sono alla base an­che di qualsiasi rapporto fecondo, armonioso, esatto con ogni forma di vita. Ad o­gni mattino, ad ogni risveglio, un angelo ri­pete a ciascuno le due parole: non avere paura, abbi fiducia. Noi tutti ci umanizzia­mo per relazioni di fiducia, a partire dai no­stri genitori; diventiamo adulti perché co­struiamo un mondo di rapporti umani e­dificati non sulla paura ma sulla fiducia. La fede religiosa (atto umanissimo, vitale, che tende alla vita) poggia sull’atto umano del credere, e se oggi è in crisi, ciò è accaduto perché è entrato in crisi l’atto umano dell’aver fiducia negli altri, nel mondo, nel fu­turo, nelle istituzioni, nell’amore.

In un mondo di fiducia rinnovata, anche la fede in Dio troverà respiro nuovo.Io sono la via la verità e la vita. Tre parole immense. Che nessuna spiegazione può e­saurire. Io sono la via: la strada per arriva­re a casa, a Dio, al cuore, agli altri; una via davanti alla quale non si erge un muro o u­no sbarramento, ma orizzonti aperti. Sono la strada che non si smarrisce, ma va’ verso la storia più ambiziosa del mondo, il so­gno più grandioso mai sognato, la conqui­sta – per tutti – di amore e libertà, di bellez­za e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l’uomo. Io sono la verità: non in una dottrina, né in un libro, né in una legge migliori delle al­tre, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, ve­nuto a mostrarci il vero volto dell’uomo e il volto d’amore del Padre. La verità sono oc­chi e mani che ardono! (Ch. Bobin). Così è Gesù: accende occhi e mani. La sua è una vita che si muove libera, regale e amorevo­le tra le creature. Il cristianesimo non è un sistema di pensiero o di riti, ma una storia e una vita (F. Mauriac). Io sono la vita. Che hai a che fare con me, Gesù? La risposta è una pretesa perfino ec­cessiva, perfino sconcertante: io faccio vi­vere.Parole enormi, davanti alle quali pro­vo vertigine. La mia vita si spiega con la vi­ta di Dio. Nella mia esistenza più Dio equi­vale a più io. Più Vangelo entra nella mia vi­ta più io sono vivo. Nel cuore, nella mente, nel corpo. E si oppone alla pulsione di mor­te, alla distruttività che nutriamo dentro di noi con le nostre paure, madre della steri­lità.Infine interviene Filippo «Mostraci il Padre, e ci basta». È bello che gli Apostoli chieda­no, che vogliano capire, come noi. Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre.Guardi Gesù, guardi come vive, come ama, come accoglie, come muore e capisci Dio, e si dilata la vita.

P. Ermes Ronchi

Il gruppo dei fidanzati

Le prime Comunioni

Credere, via che dona vita e libertà

incredulita-di-san-tommasoI discepoli erano chiusi in casa per pau­ra dei Giudei. Hanno tradito, sono scappati, hanno paura: che cosa di me­no affidabile di quel gruppetto allo sban­do? E tuttavia Gesù viene. Una comunità dove non si sta bene, porte e finestre sbar­rate, dove manca l’aria. E tuttavia Gesù viene. Non al di sopra, non ai margini, ma, dice il Vangelo «in mezzo a loro». E dice: Pa­ce a voi. Non si tratta di un augurio o di u­na promessa, ma di una affermazione: la pace è. È scesa dentro di voi, è iniziata e viene da Dio. È pace sulle vostre paure, sui vostri sensi di colpa, sui sogni non raggiunti, sulle insoddisfazioni che scolorano i gior­ni.

Poi dice a Tommaso: Metti qui il tuo di­to; tendi la tua mano e mettila nel mio fian­co. Gesù va e viene per porte chiuse, nel ven­to sottile dello Spirito. Anche Tommaso va e viene da quella stanza, entra ed esce, li­bero e coraggioso. Gesù e Tommaso, loro due soli cercano. Si cercano. Tommaso non si era accontentato delle parole degli altri dieci; non di un raccon­to aveva bisogno ma di un incontro con il suo Maestro. Che viene con rispetto tota­le: invece di imporsi, si propone; invece di ritrarsi, si espone alle mani di Tommaso: Metti, guarda; tendi la mano, tocca. La risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi, non ha rimarginato le labbra del­le ferite. Perché la morte di croce non è un semplice incidente da superare: quelle fe­rite sono la gloria di Dio, il punto più alto dell’amore, e allora resteranno eterna­mente aperte. Su quella carne l’amore ha scritto il suo racconto con l’alfabeto delle ferite, indelebili ormai come l’amore stes­so.

Il Vangelo non dice che Tommaso abbia davvero toccato, messo il dito nel foro. A lui è bastato quel Gesù che si ripropone, ancora una volta, un’ennesima volta, con questa umiltà, con questa fiducia, con questa libertà, che non si stanca di venire incontro. È il suo stile, è Lui, non ti puoi sbagliare. Allora la risposta: Mio Signore e mio Dio. Mio come il respiro e, senza, non vivrei. Mio come il cuore e, senza, non sa­rei. Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Grande educatore, Gesù. Educa alla li­bertà, ad essere liberi dai segni esteriori, e alla serietà delle scelte, come ha fatto con Tommaso. Che bello se anche nella Chie­sa, come nella prima comunità, fossimo e­ducati più alla consapevolezza che all’ub­bidienza; più all’approfondimento che al­la docilità. Queste cose sono state scritte perché cre­diate in Gesù, e perché, credendo, abbia­te la vita. Credere è l’opportunità per es­sere più vivi e più felici, per avere più vita: «ecco io carezzo la vita, perché profuma di Te!» (Rumi).

P. Ermes Ronchi

I battesimi di Pasqua durante la messa di sabato notte

Chi abbraccia la croce ha la forza di risorgere

croce10Il racconto della morte di Gesù in croce è la lettura più bella e re­gale di tutto l'anno. E mentre i credenti di tutte le fedi invocano Dio nei giorni della loro sofferenza, ora i cristiani vanno a Dio nei giorni del­la sua sofferenza (Bonhoeffer).

La croce è l'immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso. 'Per sa­pere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce' (non è un semplice devoto a dirlo, ma Karl Rahner, uno tra i più grandi teologi del '900).

E vedo un uomo nudo in­chiodato e morente. Un uomo con le braccia spa­lancate in un abbraccio che non si rinnegherà in eterno. Vedo un uomo che non chiede niente per sé, non grida da lì in cima: ricordatemi, cercate di ca­pire, difendetemi… Fino all'ultimo dimentica se stesso e si preoccupa di chi gli muore a fianco: og­gi, con me, sarai nel para­diso.

Fondamento della fede cristiana è la cosa più bel­la del mondo: un atto di a­more. Allora la suprema bellezza della storia è quella accaduta fuori Ge­rusalemme, sulla collina del Golgota, dove il Figlio di Dio si lascia inchioda­re, povero e nudo, per mo­rire d'amore.

La croce è l'innesto del cielo dentro la terra, il punto dove un amore e­terno penetra nel tempo come una goccia di fuoco, e divampa. Sul Calvario l'amore scrive il suo rac­conto con l'alfabeto delle ferite, l'unico indelebile, l'unico in cui non c'è in­ganno.

Da qui la commozione, poi lo stupore, e anche l'innamoramento. Dopo duemila anni sentiamo anche noi come le donne, il centurione, il ladro, che nella Croce c'è la suprema attrazione di Dio.

La croce rimane una do­manda sempre aperta, di fronte ad essa so di non capire. Ma alla fine la cro­ce vince perché convince, e lo fa non attraverso le spiegazioni dei teologi, ma con l'eloquenza del cuore: Perché la croce / il sorriso / la pena inumana?/ Credimi / è così semplice / quando si ama. (Jan Twardowski) «Tu che hai salvato gli al­tri, salva te stesso, se sei il Cristo». Lo dicono tutti, capi, soldati, il ladro: «se sei Dio, fa' un miracolo, conquistaci, imponiti, scendi dalla croce, allora crederemo». Qualsiasi uo­mo, qualsiasi re, potendo­lo, scenderebbe dalla cro­ce. Lui, no. Solo un Dio non scende dalla croce, solo il nostro Dio. Perché i suoi figli non ne possono scendere. Allora è solo la croce che toglie ogni dub­bio, non c'è inganno sul le­gno, nei chiodi.

Ogni nostro grido, ogni dolore dell'uomo, la soffe­renza incomprensibile possono sembrare una sconfitta. Ma se noi ci ag­grappiamo alla Croce, al­lora veniamo anche presi dentro la forza del suo ri­sorgere, che ha il potere, senza che noi sappiamo come, di far tremare la pie­tra di ogni nostro sepolcro e di farvi entrare il respiro del mattino.

P. Ermes Ronchi

Pellegrinaggio a Pompei

Grazie, grazie, grazie! Un triplice grazie al Signore Gesù che ci ispira e alla Madonna del Rosario di Pompei, nostra meta, al nostro Parroco Padre Valeriano Montini, infaticabile guida di questo pellegrinaggio ricco di bellezze spirituali, e non solo.

Pompei: la sola parola evoca tenerezza reciproca tra la Madre celeste e il popolo di Dio.

Chi tra noi non è ancora stato a Pompei? Eppure non si esaurisce il desiderio di tornarvi, tant’è che sono stati necessari due pullman per questo pellegrinaggio (il secondo è previsto per il 9 aprile).

Partiamo puntuali alle 6:30 e il Parroco crea subito un’atmosfera spirituale vibrante introducendoci alla straordinaria bellezza ed efficacia della Parola di Dio, spiegando i salmi delle lodi e descrivendoci i tratti inizialmente controversi della vita del Beato Bartolo Longo, alla cui instancabile opera si deve la Basilica e tutto il complesso delle strutture di carità della nuova Pompei […]

A cura di Teresa Zicchieri Medici

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